Il sapere mangiato in piedi…

C’è stato un tempo in cui la scuola aveva l’odore dei posti importanti. Non perché fosse bella — spesso era grigia, sbrecciata, con le finestre alte e le sedie che scricchiolavano come vecchie promesse — ma perché dentro ci si entrava con una certa postura del cuore. Quella di chi non sa ancora tutto, e…

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“Dimmi. Ci sono.”

Durante i compiti in classe io cammino. Non per controllo, non per collezionare sospetti come figurine, ma perché mi è sempre sembrato naturale stare lì: tra i banchi, nel corridoio stretto dove succede la parte più vera della scuola. C’è chi si perde per un dettaglio, chi inciampa su una parola, chi guarda il foglio…

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Quando tutto funziona, manca il perché…

C’è un momento, nella giornata, in cui la tecnica ti guarda con l’aria di chi ha già risolto tutto. È quando apri il telefono e lui sa dove sei, dove stai andando, quanto traffico troverai, quanti minuti ci metterai, perfino quanta batteria ti resta per arrivarci. È un universo educato e servizievole: ti offre risposte…

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“Ai miei tempi” non è un argomento…

C’è una frase che arriva sempre prima di noi. Non la inviti, non la cerchi: entra. Si siede. Si prende spazio. È una frase che sa di corridoio e di sigaro spento, di comitive di adulti che si danno di gomito per riconoscersi: “ai miei tempi”. La dicono con quel tono da sentenza mite, da…

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Dove l’aria diventa promessa…

All’inizio c’è una cosa molto semplice: la gravità è un’opinione forte. Non discute, non argomenta, non concede repliche. Ti lascia fare per un po’, poi ti ricorda che la direzione naturale delle cose è verso il basso. E forse è per questo che, da sempre, guardiamo gli uccelli con una specie di rancore educato: loro…

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Quel treno che una volta abbiamo sentito tutti…

A volte la vita cambia per un rumore che gli altri non sentono. Un fischio di treno, ad esempio. Una cosa minima, anonima, ripetuta mille volte sullo sfondo della città, che per tutti è semplice traffico ferroviario e per uno solo diventa fenditura nella parete del mondo, crepa nella gabbia dove è stato chiuso senza…

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Supponiamo che un giorno vi facciate una passeggiata a Napoli…

L’Ingegnere, come sempre, fa finta di scherzare. Dice «Supponiamo che un giorno vi facciate una passeggiata a Napoli…» come se stesse impostando un problema di statica, con le ipotesi ordinate in colonna. In realtà, in quelle righe sul Natale a San Gregorio Armeno, fa un’operazione molto più radicale: sposta le coordinate della nascita di Gesù.…

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La scorciatoia e il debito: la lezione di Corbino

Ci sono imbrogli che non si lavano via nemmeno con tutta l’acqua del mare, e poi ci sono quelle piccole violazioni del regolamento che ti restano addosso come una responsabilità, più che come una colpa. La storia di Corbino ed Emilio Segrè è esattamente questo: non l’apologia della furberia all’italiana, ma un promemoria molto serio…

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