Il profilo delle cose…

C’è un modo strano in cui la vita ci passa accanto. Non è un urlo, non è un colpo di scena: è più simile a quando, dal finestrino, il profilo delle cose corre via veloce e tu lo afferri solo con la coda dell’occhio. Non sai nemmeno se l’hai visto davvero. Sai solo che ti…

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Non si timbra il vento…

C’è un gesto che, a distanza di anni, continua a fare rumore come una porta chiusa piano: non per sfida, ma per delicatezza. Il gesto di chi guarda un ragazzo e decide che non lo si può ridurre a una riga, a un’etichetta, a un timbro. Perché un ragazzo non è un documento: è una…

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Carlo Cecchi, o dell’intelligenza che non fa rumore

C’è un modo di stare in scena che non chiede mai troppo spazio. Non alza la voce, non ti punta addosso i riflettori. Semplicemente sta, con una precisione che sembra quasi casuale. Carlo Cecchi era così: uno che sapeva far sembrare facile il lavoro più difficile—far credere che un personaggio esista davvero, che respiri anche…

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Non sei l’idea che gli altri hanno di te

C’è una paura che non fa rumore, eppure ti sveglia prima della sveglia. È quella che nasce quando senti addosso gli sguardi degli altri, anche se non ti stanno guardando davvero. Quando ti viene l’idea che, se sbagli una virgola, se perdi un passaggio, se per un attimo non sei lucido, qualcuno penserà: “Ecco. Non…

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Domani non so cosa troverò. So cosa porto.

C’è un istante — piccolo, quasi indecente nella sua semplicità — in cui la giornata smette di fare rumore. Arriva la sera, quando finalmente mi siedo nello studio. La casa si assesta, come se anche lei sapesse che adesso non si corre più. La luce cambia tono. Le cose si mettono al loro posto senza…

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…continuare a sognare

Ci sono giorni in cui la vita sembra farsi piccola apposta, come per entrare meglio in una stanza. Non si presenta con i proclami: arriva con dettagli che non avevi chiesto, e che pure ti somigliano più di quanto vorresti ammettere.Un profumo. Non uno qualunque: quello che non sentivi da mai, e perciò non sapevi…

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…come chi si appoggia a un vetro

Saul Leiter non fotografava New York. La spiava. Non come fanno i cronisti, con l’ansia di dire com’è. Piuttosto come chi si appoggia a un vetro, e aspetta che il mondo si ricordi di avere un’anima. Il suo sguardo non aveva fretta. Aveva pudore. Come se ogni strada fosse una stanza e ogni passante un…

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Vivere fra le nuvole, senza farsi adottare (undici anni)

L’11 non consola. Non è una cifra da anniversario ufficiale, non ha il sorriso rotondo delle ricorrenze che si fanno incorniciare. L’11 è un anno in più, e basta. È il tempo che passa quando non lo stai contando, è la polvere che si deposita sulle cose importanti mentre fuori, intanto, si prepara la cerimonia.Il…

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Ecco perché fotografo…

A volte fotografo come si fa una passeggiata lenta: senza un motivo preciso, ma con una specie di attenzione gentile. Non per “fermare” qualcosa — che suona sempre un po’ solenne — e neppure per dimostrare. Più semplicemente: per restare. La cosa strana è che, poi, non resto io. Restano loro: le cose minute. Quelle…

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…il motivo per non usare la fragilità come scusa

La forza, quella che poi ti salva davvero, non somiglia mai a come te la raccontavi. Non è una spalla larga su cui appoggiarti senza pensare. Non è una frase a effetto buona per la foto motivazionale. Non è neppure quella voce interiore che nei film arriva sempre puntuale, lucida, e dice “dai” come se…

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