Lo Stato col saio…

Non credo in Dio. E forse è proprio per questo che preferirei che lasciassero in pace San Francesco. Non perché mi infastidisca Francesco. Mi infastidisce molto di più il bisogno tutto terreno di mettergli una bandiera in mano.Ci sono uomini che la storia non riesce semplicemente a ricordare: deve possederli. Li prende, li ripulisce, sceglie…

Continua a leggere →

Il Paese delle chiavi in tasca…

C’è qualcosa di quasi antico, e per questo ormai sorprendente, nel vedere una folla scendere in strada per una cosa concreta. Non per un leader. Non contro un nemico immaginario. Non per una bandiera abbastanza larga da nascondere tutto quello che manca. Per una casa.Persone che alzano in aria mazzi di chiavi come un tempo…

Continua a leggere →

La parte avversaria…

Ci sono parole che invecchiano peggio delle persone. Restano formalmente vive, le pronunciamo ancora, compaiono nelle Costituzioni, nei discorsi solenni, nelle prediche civili. Ma dentro, lentamente, si svuotano. Una di queste è fraternità.Libertà ed eguaglianza hanno avuto destini più fortunati. Sono diventate bandiere, programmi politici, perfino slogan pubblicitari. La fraternità invece è rimasta lì, terza…

Continua a leggere →

Il libro che accade…

Ho sempre pensato che un libro non esista davvero quando viene scritto.Esiste, certo, come oggetto. Ha un titolo, una copertina, un numero di pagine, un autore che a un certo punto ha deciso di mettere la parola fine e consegnarlo al mondo. Ma quella è soltanto una metà del lavoro. Forse neppure la più importante.L’altra…

Continua a leggere →

Quelli che si occupavano…

Sono stato radicale prima ancora di sapere bene cosa volesse dire esserlo. E forse continuo a esserlo proprio perché, dopo tanti anni, non sono ancora sicuro di averlo capito fino in fondo.So però riconoscerne il suono. Per molto tempo quel suono arrivava da una radio. Radio Radicale aveva qualcosa che oggi apparirebbe quasi inconcepibile: non…

Continua a leggere →

Il prezzo del consenso…

C’è qualcosa di più inquietante di un politico che promette troppo. È un politico che, invece di chiedere un voto, sembra volerlo comprare. Cinquemila dollari.La cifra, in fondo, è quasi secondaria. Potrebbero essere mille, diecimila, un bonus, una scarpa, una pensione, un posto di lavoro, uno sconto fiscale costruito per arrivare esattamente alla vigilia delle…

Continua a leggere →

La democrazia non si eredita…

C’è qualcosa di troppo semplice nel dire che l’Europa sta andando a destra. Le carte elettorali cambiano colore, i partiti cambiano nome, le parole si aggiornano; ma sotto, molto più in profondità, si muove una cosa antica: la paura che cerca un padrone.È questa, forse, la materia di cui sono fatti molti dei nazionalismi che…

Continua a leggere →

La parte più difficile della pietà…

Ci sono storie davanti alle quali anche le parole dovrebbero togliersi le scarpe.Entrare piano. Senza la presunzione di spiegare, soprattutto senza quella volgarità contemporanea che pretende di assegnare in pochi minuti colpe, ragioni, assoluzioni. Ci sono fatti che non chiedono un commento: chiedono che si rimanga abbastanza a lungo davanti alla loro oscurità perché gli…

Continua a leggere →

Il torto non è un lasciapassare…

Ci sono sconfitte che chiedono voce e altre che chiedono misura. Le più dolorose, quasi sempre, pretendono entrambe.L’estromissione di Sigfrido Ranucci dalla guida di Report porta con sé l’odore inconfondibile delle stanze nelle quali il potere, dopo avere chiuso la porta, chiama scelta editoriale ciò che fuori da quella stanza somiglia molto a un regolamento…

Continua a leggere →

La paura ha bisogno di una casa…

Ci sono parole che diventano sospette solo perché qualcuno le pronuncia dalla parte sbagliata. Sicurezza, per esempio. È bastato consegnarla per anni alla grammatica delle frontiere, dei respingimenti, delle uniformi e dei porti chiusi perché una parte di noi cominciasse a considerarla una parola quasi indecente. Come se desiderare di sentirsi al sicuro fosse già…

Continua a leggere →