Il confessionale acceso in salotto

La verità, detta così, sembra ancora una cosa nobile. Una parola verticale, quasi liturgica, da pronunciare con la schiena dritta e le mani pulite. La verità come liberazione, come luce, come uscita definitiva dalla piccola palude delle menzogne quotidiane. Poi arriva la televisione, le mette addosso un vestito di paillettes, le piazza un microfono davanti…

Continua a leggere →

La verità non serve più, se fa troppo poco rumore…

La comunicazione politica ha smesso da tempo di voler convincere. Convincere richiede una fatica antica: mettere in fila i fatti, rispettare la pazienza dell’altro, ammettere che tra un’idea e il suo contrario esiste uno spazio di responsabilità. Convincere significa ancora credere che l’interlocutore sia una coscienza, non un bersaglio.Trump ha capito prima di molti che…

Continua a leggere →

La cattedra è un mobile, non un destino…

Spiegare seduti mi è sempre sembrato un modo educato di arrendersi.Non sempre, certo. Non per principio. Ci sono ore in cui bisogna anche stare fermi, consegnare alla voce il peso di ciò che si dice, lasciare che una definizione cada sul quaderno con la sua esattezza, con quel rumore minimo delle cose che finalmente trovano…

Continua a leggere →

…non pensano

«Ci si arrovella tanto sul pensiero di certi uomini politici. Credo che a un certo punto dovremmo fare la semplicistica operazione di dire che non pensano» Leonardo Sciscia. C’è un punto, sottilissimo e decisivo, in cui il parlare smette di essere un gesto neutro e diventa un atto morale. Non lo si avverte subito: accade…

Continua a leggere →

La misura delle scelte…

Ci sono giorni che non chiedono celebrazione, ma misura.Arrivano senza rumore, si appoggiano sul calendario come una mano sulla spalla, e chiedono soltanto una cosa: essere capiti. Non spiegati, non difesi, non semplificati. Capiti.La morte, sì, merita rispetto. Sempre. Non esiste morte che possa essere derisa senza che qualcosa, in chi deride, si rompa. Non…

Continua a leggere →

Carta del Docente: quando l’aggiornamento arriva a marzo (e pure dimagrito)

Ogni anno, più o meno all’inizio dell’autunno, arrivava.Non faceva rumore, non portava fanfare, ma arrivava. Cinquecento euro: una cifra simbolica, certo, però puntuale come certe abitudini che servono più alla dignità che al portafoglio.Quest’anno invece la Carta del Docente ha deciso di prendersela con calma.Molto con calma. È arrivata a marzo, quando l’anno scolastico ha…

Continua a leggere →

Palomma ‘e notte…

Ci sono immagini che non chiedono spiegazioni, solo silenzio. Una candela accesa nella notte e una farfalla che le gira intorno. Non per distrazione, non per errore: per attrazione.Salvatore Di Giacomo prende quell’immagine e la lascia sospesa tra ammonimento e tenerezza. Non giudica Carolina, non la condanna. Le parla come si parla a qualcuno che…

Continua a leggere →

Appunti come carezze lasciate in anticipo…

Scrivere appunti è un gesto che somiglia molto a una carezza data in anticipo.Non sai chi la riceverà, non sai quando, forse nemmeno se verrà davvero sentita. Eppure la fai lo stesso. Con attenzione. Con quella cura silenziosa che si riserva alle cose che non chiedono applausi. Quando scrivi appunti non stai semplicemente mettendo in…

Continua a leggere →

La cartella infinita delle partenze rimandate

C’è una parte della storia che non ho mai scritto. Non perché mancassero le parole, ma perché erano troppe, tutte accalcate nello stesso punto, come passeggeri senza biglietto che fingono indifferenza guardando fuori dal finestrino.All’inizio, come in ogni racconto che si rispetti, c’era una promessa. Una di quelle pronunciate senza testimoni, che non chiedono fedeltà…

Continua a leggere →

Non si timbra il vento…

C’è un gesto che, a distanza di anni, continua a fare rumore come una porta chiusa piano: non per sfida, ma per delicatezza. Il gesto di chi guarda un ragazzo e decide che non lo si può ridurre a una riga, a un’etichetta, a un timbro. Perché un ragazzo non è un documento: è una…

Continua a leggere →