il sacrosanto diritto…

Battesimmo

Ne hanno beccato un altro, l’ennesimo prete sul quale pesano un mucchietto di denunce per abusi su minori: adescava adolescenti, rom per lo più, tra i 13 e i 17 anni alla stazione Termini di Roma. Non è la prima volta – almeno così “pare” alla giornalista de La Repubblica. Qualche anno fa – si legge nell’articolo – c’erano state accuse analoghe, ma don Dino – è questo il nome del “presunto” chierico pedofilo – non era finito in carcere, era stato semplicemente spostato da Praia a Mare a Viterbo, avendo così nuovamente la possibilità di iniziare – protetto dall’infamia della Crimen sollicitationis – l’attività di pretuzzo dedito ad adescamenti, inculate e foto – tutte ben ordinate e catalogate con tanto di didascalie coi nomi, età e prestazioni effettuate dal ragazzino.
Sospendo il giudizio – fingendo di non sapere nulla sulla fragranza in cui è stato colto il chierico – e ragiono sul fatto che questi casi di soprusi che si consumano nel fresco delle sagrestie certificano (tant’è il numero e la frequenza) una tradizione di violenze sul minore come diritto, a cominciare dall’imposizione del battesimo al neonato incosciente e irresponsabile, al catechismo di fatto obbligatorio per secoli, per arrivare alla facile imposizione (sempre meno facile, oggi) di leve sempre nuove da avviare al servizio sacerdotale.
Spingo il ragionamento all’estremo, rasento la provocazione: insieme alle altre forme di circonvenzione di incapace (diretta e indiretta), la pedofilia fu uno di questi strumenti. Lo scappellotto al chierichetto discolo, le bacchettate sulle nocche o sulle natiche nude all’alunno svogliato o ribelle, e giù giù le altre umiliazioni fino al vero e proprio stupro, per lo più a danni dei più deboli tra i più indifesi, sono stati solo gradi diversi di un unico e solo tipo di violenza, dove pedagogia cattolica e pedofilia dei preti, rigore didattico e sadismo scolastico, paternalismo e repressione, consiglio e minaccia, carezza e schiaffo, benedizione e maledizione, sono sempre stati valori diversi oscillanti su uno stesso gradiente, mixati di volta in volta a seconda del caso.
Io sono il pastore, tu – è scritto qua, non ci credi? – sei la pecora, fidati, so quel che faccio, fammelo fare, ne ho il sacrosanto diritto, stai zitto…

{ 0 comments… add one }

Leave a Comment

Next post:

Previous post: