La democrazia danneggia la democrazia

È che uno, di solito, non ci pensa, ma subire ogni giorno la pressione della pubblica opinione, star lì a sentirsi rinfacciare (veri o falsi che siano) i propri difetti, gli errori veri o presunti commessi, non è cosa a cui ci si abitua, per tanto pelo che uno può ritrovarsi ad avere sullo stomaco. Come fare, allora, per uscire indenni – almeno psicologicamente, dico – a un attacco mediatico del genere? Occorre rifugiarsi nella cerchia dei fedelissimi, lacchè e famigli pronti e proni, che, con fare rassicurante e convincente, son lì a dirti di non dar retta a quegli altri – i calunniatori, gli invidiosi e i venduti.
Dice: come tengo insieme questa cerchia di fedeli, ‘sto carrozzone di puttane a mio esclusivo servizio, condizione vorrei dire psicologica per la sopravvivenza politica del leader? Mettendo su una rete di favori, piazzandoli in posti strategici, di responsabilità e di prestigio, avendo cura in sostanza di creare un circuito fortissimo (più o meno vizioso) di mutua assistenza. E così il cerchio si chiude. L’opinione pubblica democratica esercita il suo potere di controllo attraverso azioni che mirano a screditare il leader e le sue azioni; il leader, da par suo, per sopravvivere al discredito democratico, è costretto a crearsi un sistema di strutture cuscinetto di potere occulti che sfuggono a ogni tipo di controllo democratico. È il cane che si morde la coda: la democrazia danneggia la democrazia.

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