Come una soglia di vetro…

Un libro nuovo non resta per giorni sul comodino. Arriva. Lo scelgo di sera e in pochi secondi è qui, sceso da una città lontana senza che io mi sia alzato dalla poltrona. Non ha peso. Pesa quanto tutti gli altri, quanto le decine di storie che tengo dentro una sola lastra sottile, tutte uguali al tatto, tutte in attesa del loro turno.
La copertina non la sfoglio: si accende. Nel buio della stanza è l’unica cosa illuminata, un piccolo riquadro che mostra una città che non ho mai visto, una neve che non mi ha mai bagnato, nomi che non so ancora pronunciare e che presto saprò a memoria, come i nomi delle persone destinate a pesare.
In basso compare una cifra. Zero per cento. È lì che mi fermo più volentieri. Lo zero è la promessa intera, non ancora spesa: dentro quel niente c’è tutto, la storia è viva di tutte le storie che potrebbe diventare e non ne ha scartata ancora nessuna.
Iniziare è varcare una soglia. Di qua resta la vita continua, il pane da comprare, la chiave nella toppa, il rumore familiare della casa. Di là un mondo fatto solo di parole, che si apre al tocco di un dito e si richiude appena alzo gli occhi, paziente, esattamente dove l’ho lasciato.
Poi sfioro lo schermo. E per qualche sera quella luce sarà l’unica accesa in casa, mentre dormo in un inverno che non è il mio, accanto a una donna che torna a casa per Natale e non sa ancora che, prima di chiudere gli occhi, la racconterò a me stesso. Nessuna pagina piegata, nessun segno a matita: il punto in cui mi fermo lo custodisce per me la macchina, fedele, e me lo restituisce intatto la sera dopo, come una porta lasciata socchiusa.
Niente di tutto questo ha un odore, né un peso. Eppure stanotte, fra tante storie che non pesano nulla, una sola peserà più di tutta la casa.

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