La bambina prima delle stelle

Di Il sogno di un uomo ridicolo mi è rimasta addosso una bambina. È quasi scortese, considerando che Dostoevskij ci mette a disposizione un intero pianeta.
L’uomo la incontra per strada, nella notte in cui ha deciso di scomparire. Lei gli chiede aiuto e lui tira dritto. Succede in poche righe, come succedono le cose che poi occupano anni. È convinto che nulla importi, ma quel piccolo no gli cammina accanto fino a casa. Se davvero niente contasse, perché non riesce a liberarsene?
Poi sogna un’altra Terra. Gli abitanti sono felici con una naturalezza che a noi sembrerebbe maleducata: non si fanno domande sulla felicità mentre la vivono. Lui arriva e, insieme a sé, porta il bisogno di spiegare, distinguere, possedere. Certe cose si rompono proprio quando cominciamo a chiamarle mie.
Al risveglio, però, il pianeta è lontano e la bambina è ancora da qualche parte nella città. Questo mi commuove più del sogno. Vorremmo che la vita ci parlasse attraverso una stella, una visione, una voce paziente disposta a ripetere tutto due volte. Invece qualche volta arriva infreddolita e ci tira per la manica.
Forse l’uomo ha dovuto attraversare il cielo per accorgersi di quel gesto minuscolo. Io, che non dispongo di un altro pianeta e faccio già fatica a ritrovare le chiavi di casa, spero di riuscire a voltarmi un po’ prima.

Lascia un commento