La grammatica del mare…

Ci sono luoghi che non si limitano a stare nel mondo: lo spiegano. Il mare è uno di questi. Non perché contenga risposte. Il mare, anzi, è una domanda smisurata, ripetuta senza stancarsi contro la pazienza delle coste. Ma chi gli vive accanto impara presto che il mondo non è soltanto ciò che si vede. È anche quello che comincia appena oltre. È la distanza tra due rive, il desiderio di una partenza, la possibilità remota di un ritorno.
La terra insegna il possesso. Si misura, si divide, si chiude con un cancello. Il mare no. Il mare disubbidisce alle mappe, cancella le tracce, restituisce ogni confine alla sua provvisorietà. Ricorda all’uomo che abitare non significa trattenere e che persino la riva sulla quale ci crediamo al sicuro è soltanto una concessione momentanea dell’acqua.
Forse per questo chi è cresciuto davanti al mare conserva una certa diffidenza verso le cose definitive. Sa che l’orizzonte non è la fine del paesaggio, ma il punto in cui il visibile si arrende. Sa che una nave può scomparire senza essere perduta. Che la lontananza non è sempre assenza. Che molte cose continuano a esistere proprio quando smettiamo di vederle.
Il mare insegna anche la relazione. Nessuna isola è davvero sola: sotto la superficie appartiene alla stessa terra delle altre. Siamo noi a vedere soltanto la parte emersa e a chiamarla distanza. Accade anche tra le persone. Ci giudichiamo separate, autonome, persino estranee, perché ignoriamo ciò che ci unisce nel profondo. Vediamo le coste, mai il fondale. E poi c’è quella sua maniera solenne di ridimensionarci. Davanti al mare perfino il dolore cambia proporzione. Non sparisce, ma smette per un istante di credersi tutto. Le nostre urgenze, le nostre vittorie, le offese custodite con tanta cura diventano piccoli oggetti lasciati sulla battigia, destinati a essere raggiunti dalla prima onda distratta.
Forse comprendere il mondo significa proprio questo: accorgersi che nulla esiste soltanto per sé. Che ogni cosa è riva di qualcos’altro. Che vivere non è occupare una porzione di terra, ma imparare la difficile arte di stare tra ciò che resta e ciò che parte.
Il mare non ci circonda. Ci mette in rapporto.

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