
Per capire di che cosa è fatto un Paese, a volte basta guardare che cosa manca. Il latte, la frutta, il gasolio. In questi giorni, nel Sud, gli scaffali vuoti e le pompe a secco hanno reso visibile ciò che di solito attraversa le nostre vite senza farsi vedere: la strada percorsa da ogni cosa prima di arrivare fino a noi.
La chiamiamo emergenza, come si fa con i temporali. Ma un temporale passa. La dipendenza dal petrolio rimane, paziente e costosa, ad aspettare la prossima guerra, il prossimo rincaro, il prossimo pieno che non possiamo permetterci. Abbiamo trattato le rinnovabili e l’elettrificazione come capricci di chi aveva tempo da perdere. Ora scopriamo quanto tempo, e quanto denaro, perdiamo noi. Il prezzo del gasolio entra nel costo di un raccolto, di un viaggio, di una spesa. Non conosce confini tra una crisi lontana e la tavola di casa.
Poi ci sono i camion. Quando si fermano, si ferma con loro una parte sproporzionata del Paese. Al Sud, dove la rete ferroviaria e i collegamenti tra porti, treni e centri logistici restano insufficienti, quella dipendenza pesa ancora di più. Avevamo risorse, progetti, perfino una parola bella e un po’ solenne — intermodalità. Non abbiamo costruito abbastanza alternative. E così basta interrompere una strada perché la distanza fra un campo e un supermercato diventi, all’improvviso, enorme.
Il governo ha risposto con denunce e nuove misure di sostegno. Doveva farlo. Ma resta una domanda politica: com’è possibile che un Paese si accorga della propria fragilità soltanto quando mancano i beni essenziali? La legge sul blocco stradale può punire chi impedisce il passaggio. Non può far comparire un treno merci dove non c’è, né togliere al gasolio il potere di decidere quanto costa vivere.
Infine c’è la guerra in Iran. L’Italia non l’ha voluta e si è opposta ai bombardamenti. Non l’avrebbe fermata da sola. Ma la lunga ambizione di fare da ponte con Trump merita oggi un bilancio: quanta influenza ci ha dato, quanta protezione? La vicinanza a un uomo potente può somigliare alla sicurezza, finché una sua decisione non percorre il mondo e arriva, sotto forma di prezzo, fino alla pompa sotto casa.
Non diciamo, per cortesia, che non si poteva evitare. Sarebbe una consolazione troppo comoda. Gli scaffali torneranno a riempirsi; alcune strade sono già tornate percorribili. Il rischio è scambiare quel ritorno per una soluzione. Perché il vuoto che abbiamo visto in questi giorni era lì anche prima, nascosto dietro le merci. E continuerà a esserci, se avremo fretta di dimenticarlo.