Il futuro in abbonamento…

Una volta il futuro aveva una voce metallica e un’inquietudine quasi umana. Abitava astronavi lontanissime, laboratori sotterranei, case perfette dove una macchina sapeva versare da bere ma non ancora consolare. Gli avevamo affidato le nostre paure migliori: quella di essere superati, quella di essere obbediti troppo bene, quella — più segreta — che un giorno…

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La grammatica del gioco…

Abbiamo commesso l’errore di vestire lo studio con gli abiti della domenica: scuri, rigidi, inadatti a correre. Gli abbiamo imposto il silenzio delle cerimonie, la fronte corrugata, la voce grave di chi teme che un sorriso possa compromettere la dignità del sapere.Eppure conoscere è sempre stato un gesto curioso, prima ancora che disciplinato. È il…

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…il tempo in cui nulla sembra accadere

Natalia Ginzburg, in Le piccole virtù, dice una cosa che oggi sembra quasi scandalosa: la scuola non è il luogo dove i figli devono rendere conto dell’orgoglio dei genitori, ma uno degli strumenti con cui provano, goffamente, a diventare se stessi. E tutto il resto – i voti, le medie, le classifiche, le eccellenze –…

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Il peso gentile delle scelte…

Le scelte assomigliano ai sentieri di montagna. Fino al bivio sembrano tutte possibili; dopo il primo passo, diventano una soltanto. È allora che smettono di essere un’idea e cominciano a essere un destino.Non serve avere ragione quando si sceglie. Serve avere la pazienza di restare accanto a ciò che si è scelto anche quando il…

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Il tempo che credevamo di avere…

Ci sono vite che sembrano interrompersi all’improvviso, e altre che continuano per decenni pur essendosi fermate molto tempo prima.Non è la morte a spaventarmi. È l’idea di essere sorpreso nel mezzo. Con una frase ancora da finire. Con una riconciliazione rimandata a domani. Con un libro aperto sul comodino e la convinzione sciocca che ci…

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La pagella più difficile…

Per molto tempo abbiamo creduto che educare significasse misurare. Mettere un numero accanto a una persona, come si fa con una temperatura o con la lunghezza di un tavolo. Otto, sei, quattro. Sufficiente. Insufficiente. Promosso. Rimandato.È un’illusione rassicurante. I numeri chiudono le discussioni, mentre le persone le aprono.Mario Lodi, con una frase soltanto, compie un…

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…la nota che non esiste

Ci sono sere in cui le note rinunciano a essere musica e diventano un modo più elegante di abitare il tempo. A chi, senza saperlo, ha reso possibile questo piccolo privilegio, il mio silenzioso grazie.

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Il peso delle parole leggere…

C’è una forma di indignazione che non aggiunge nulla all’indignazione. È quella che, davanti all’ennesima ingiustizia, si accalca nei commenti con una sola parola: «Bastardi!». È quasi sempre il commento più applaudito. Quello che raccoglie più consensi perché non pretende nessuno sforzo: non di pensiero, non di linguaggio, non di coscienza.Eppure mi lascia ogni volta…

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Come ombra al tramonto sul selciato…

Prima o poi quasi tutti impariamo che i legami non si spezzano all’improvviso. Non fanno rumore. Non c’è una data da ricordare, né una porta che sbatte. Si consumano con la pazienza delle cose naturali: una telefonata rimandata, una visita promessa, un compleanno dimenticato, un silenzio che trova sempre una giustificazione. Così, senza accorgercene, la…

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La doppia cittadinanza delle macchine…

Non mi sono mai fidato degli strumenti che promettono di essere intuitivi. Non perché l’intuizione sia un difetto, ma perché troppo spesso diventa il nome elegante che diamo alla rinuncia di capire.Per questo sulla mia scrivania convivono un Mac e ArchLinux. A molti sembrerebbe una contraddizione, quasi una doppia cittadinanza incompatibile. Per me, invece, rappresentano…

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