
Le scelte assomigliano ai sentieri di montagna. Fino al bivio sembrano tutte possibili; dopo il primo passo, diventano una soltanto. È allora che smettono di essere un’idea e cominciano a essere un destino.
Non serve avere ragione quando si sceglie. Serve avere la pazienza di restare accanto a ciò che si è scelto anche quando il paesaggio cambia, quando la salita si fa più dura, quando il vento porta fino a noi il richiamo delle strade lasciate indietro. Perché ogni strada abbandonata ha il talento della nostalgia: appare sempre più semplice di quella che stiamo percorrendo.
Bisognerebbe imparare a portare le proprie decisioni come si portavano un tempo gli oggetti di valore. Non per paura che qualcuno ce li rubi, ma perché sappiamo che basta una distrazione per perderli. Le convinzioni, se non vengono custodite, evaporano. Restano soltanto le giustificazioni.
Ci sono parole che sembrano offrirci un rifugio. Promettono comprensione, conforto, persino assoluzione. Ma le parole, quando sono soltanto parole, hanno la fragilità delle tende montate sulla sabbia. Basta una notte di vento e non resta più nulla. La vita, invece, domanda fondamenta. Chiede fatti. Chiede il coraggio silenzioso delle cose che nessuno applaude.
Per questo diffido di chi annuncia ogni gesto prima ancora di compierlo. Gli alberi non raccontano che stanno crescendo. Crescono. Il mare non avverte che salirà la marea. Sale. Le cose più vere accadono con una discrezione che il mondo spesso scambia per debolezza.
Anche la fiducia è una forma di scelta. Non nasce dalla certezza di essere ricambiati. Nasce dall’aver deciso che il sospetto non merita di governare la nostra vita. Fidarsi significa assumersi un rischio senza trasformarlo in un credito da esigere. È uno dei pochi atti davvero liberi che ci siano concessi.
Poi arrivano i giorni in cui ogni forza sembra essersi consumata. Vorremmo un luogo dove appoggiare il peso che portiamo, qualcuno che ci dica che possiamo fermarci senza sentirci sconfitti. Ma forse quel luogo non esiste fuori di noi. Esiste soltanto quella piccola stanza interiore nella quale torniamo ogni volta che il rumore del mondo diventa troppo forte. È lì che le decisioni vengono rinnovate. Non una volta per tutte, ma ogni giorno.
La maturità, forse, non consiste nello scegliere sempre bene. Consiste nel non lasciare che sia il caso a scegliere al nostro posto. Perché il caso distribuisce gli incontri, le occasioni, perfino le cadute. Ma la direzione appartiene soltanto a chi continua a camminare.
E se c’è un augurio che valga la pena rivolgersi, è questo: avere abbastanza coraggio da non rincorrere continuamente una vita diversa, e abbastanza fedeltà da rendere degna quella che abbiamo scelto.