Con una rosa in pugno…

La vignetta di Ellekappa dice quasi tutto con pochissimo: una mano, una rosa, le stelle d’Europa e quel semplice «…e grazie». È forse il modo più giusto di salutare Emma Bonino: senza trasformarla in un santino, senza cancellare le battaglie controverse o le sconfitte, ma riconoscendo ciò che persino gli avversari più lontani dovrebbero concederle — il coraggio di avere combattuto per tutta la vita per qualcosa che non riguardava soltanto lei.
Mi è tornato in mente un vecchio filmato del 1976, con Oriana Fallaci che spiegava perché avrebbe votato radicale. A un certo punto pronunciava una frase bellissima: «Ci vuole molto coraggio a battersi stringendo in pugno una rosa e basta». E aggiungeva che proprio quel coraggio diventa indispensabile nei giorni difficili, quando si crede davvero nella democrazia.
Quasi cinquant’anni dopo, quella rosa sembra fatta apposta per Emma Bonino. Perché la sua politica è stata soprattutto questo: prendere questioni che la società preferiva lasciare ai margini e costringerla a guardarle negli occhi. L’aborto clandestino e i diritti delle donne, la pena di morte, le mutilazioni genitali femminili, i diritti delle donne afghane, la dignità dei migranti, l’Europa come spazio politico e non soltanto economico. Non dichiarazioni occasionali, ma campagne durate decenni, spesso combattute quando erano minoritarie, impopolari o semplicemente scomode. Ed è forse questo il punto che oggi vale la pena ricordare. Emma Bonino non ha insegnato che bisogna avere sempre ragione. Ha insegnato che alcune convinzioni hanno valore soltanto se si è disposti a pagarne il prezzo. A perdere voti, a restare in minoranza, a essere insultati, a ricominciare. La politica, quando è degna di questo nome, non consiste soltanto nell’intercettare ciò che la maggioranza già pensa: qualche volta consiste nel preparare una società a pensare ciò che ancora non riesce neppure a pronunciare.
Fallaci diceva dei radicali che non avevano paura di essere pochi. È una definizione che oggi sembra quasi appartenere a un’altra epoca: la nostra politica misura ossessivamente consenso, sondaggi, visualizzazioni, convenienze. Bonino apparteneva invece a quella strana specie di persone per le quali una battaglia non diventa giusta quando diventa popolare; semmai bisogna avere il coraggio di renderla popolare quando la si ritiene giusta.
Per questo trovo così potente la rosa disegnata da Ellekappa dentro le stelle europee. È fragile, certamente. Non è un pugno chiuso, non è un’arma, non promette vittorie. Ma bisogna averne molta cura perché resti viva.
E forse è proprio questa la cosa che dovremmo dire oggi a Emma Bonino. Grazie per averla tenuta in mano così a lungo.

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