A volte basta una frase…

A volte basta una frase, letta di sbieco tra una pagina e l’altra, per sentire un piccolo scricchiolio dentro di sé. Non è un terremoto: è più simile al rumore che fa una porta quando decide, finalmente, di aprirsi. La frase della Arendt fa esattamente questo: non scuote, non urla, ma spalanca un varco. Ti…

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Dove il pensiero s’imbriaca: elogio della testa-bordello

A volte mi sorprendo di quanto possa essere accogliente la mente quando smette di pretendere ordine. Di quanto spazio si apra, all’improvviso, quando rinuncio alla vana ambizione di essere un archivio ben classificato e accetto, quasi con tenerezza, la verità più semplice: che dentro di me non c’è una biblioteca silenziosa, ma un bordello rumoroso.…

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Ci sono giorni…

Capita così, nella vita di cattedra: un’altalena di grandezze e miserie, di slanci eroici e cadute rovinose, come se ogni giornata scolastica fosse una strada di montagna: curve cieche, tornanti improvvisi, e poi, di colpo, un panorama che ti toglie il fiato. C’è chi immagina il mestiere dell’insegnante come una linea retta, una progressione ordinata…

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…non un eroe, ma un uomo integro.

C’è una frase, nelle prime pagine del libro, che sembra racchiudere tutta la traiettoria di Luigi Broglio — l’uomo, più ancora che l’ingegnere: «Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto perché ci credevo, pagandone il prezzo in prima persona». Parole sobrie, come tutto ciò che lo riguardava. Broglio non aveva bisogno di proclami: gli bastavano…

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Sciascia, Porfirij, Colombo e la cortesia della ragione…

Ci sono libri-teorema. Funzionano come quelle formule che, una volta scoperte, non si esauriscono nella loro eleganza: generano corollari, metodi, prassi. Sciascia, riscrivendo il Candido di Voltaire, lo sapeva: un’opera originale non finisce, prolifera — come in geometria una relazione elementare diventa strumento di lavoro. Delitto e castigo è uno di questi libri-teorema: il Pitagora…

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Venedikt Erofeev, Mosca-Petuškì poema ferroviario.

Si comincia sempre da un rumore minuto: il tamburo di una Olivetti che picchietta la sua geografia segreta sul nastro, la carta velina che tremola come pelle d’inverno, il nero del carbone che sfarina sulle dita. Il libro non è ancora libro: è un’ipotesi, una colpa bianca che chiede complicità. Lo prendi in prestito con…

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…ma ognuno crede che la sua crepa sia unica.

Ci sono momenti in cui la vita sembra un esercizio di separazione. Dividiamo, cataloghiamo, distinguiamo: quelli che hanno successo e quelli che arrancano, chi crede e chi ride di chi crede, chi “è come noi” e chi non lo sarà mai. Lo facciamo con naturalezza, come se tracciare confini fosse l’unico modo per dare senso…

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…e siccome sei molto lontano / più forte ti scriverò

(lettera a me stesso) Se tutto andrà come deve, non la rileggerai mai. Rimarrà lì, in fondo a qualche cartella, come quelle fotografie che non cancelli ma nemmeno cerchi più. Forse ti capiterà di inciampare in queste righe in un giorno distratto, quando la memoria ti farà uno scherzo e ti sembrerà di sentire di…

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E chi pensa, esiste.

C’è un momento, nella vita di chi pensa — e forse anche di chi ama — in cui tutto sembra dissolversi. Le certezze si sbriciolano come calce vecchia, le convinzioni si afflosciano come lenzuola umide al vento. È il momento del dubbio. Ma non quello sterile, distruttivo, che toglie fiato e lascia soltanto macerie. È…

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