Un anno fa pensavo che ogni inizio avesse bisogno di coraggio. Oggi penso che abbia bisogno soprattutto di disponibilità: lasciare un poco di spazio a quello che ancora non conosciamo, senza pretendere di arredarlo prima di esserci entrati.
Ci sono partenze che fanno rumore e altre che somigliano semplicemente a una porta aperta al mattino. Nessuna certezza dall’altra parte, soltanto aria nuova. E forse crescere significa anche questo: smettere di chiedere al futuro di rassicurarci e cominciare, invece, a concedergli la possibilità di sorprenderci.
Domani ricomincia qualcosa.
Ci arrivo con quella strana mescolanza di entusiasmo e inquietudine che conosco bene e che, a pensarci, non vorrei perdere. Perché il giorno in cui davanti a una strada nuova non sentirò più niente, probabilmente sarà il giorno in cui avrò cominciato a percorrere soltanto strade già fatte.
Ho aspettative, certo. Qualche desiderio tenuto prudentemente in tasca. Molta curiosità. E una fiducia che non ha niente dell’ottimismo ingenuo: è piuttosto la decisione di guardare ciò che viene pensando che possa contenere qualcosa di buono, anche quando ancora non sappiamo dargli un nome.
Del resto, la leggerezza non consiste nell’avere poco da portare, ma nel non permettere al peso di impedirci il passo: una specie di disciplina dello sguardo, quella capacità di sollevarsi senza sottrarsi al mondo.
Così stasera non faccio bilanci e non preparo profezie. Metto soltanto in ordine poche cose, lascio le altre come sono e provo a dormire con la sensazione lieve che domani, da qualche parte, ci sia ancora qualcosa che non mi è mai accaduto.
Ed è una fortuna.
Domani si comincia.
Buon vento.