Il campo dopo giugno

L’aria di giugno restava sui muri,
il campo dormiva lontano,
avevi nel corpo la corsa del giorno
e l’erba rimasta alle scarpe,
e l’erba rimasta alle scarpe.

Eri tornato parlando del niente,
di amici, di gioco, d’estate,
la vita davanti aveva il rumore
di mille cose non fatte,
di mille cose non fatte.

Poi venne la notte, una notte qualunque,
le case abbassarono il fiato,
tu chiudesti gli occhi come ogni altra sera
e il sonno andò troppo lontano,
e il sonno andò troppo lontano.

Il giorno si accese lo stesso sui vetri,
con quella sua calma ostinata,
ma dentro una classe mancava una voce
e l’aria sembrava cambiata,
e l’aria sembrava cambiata.

Restavano il campo, la porta, il pallone,
il posto che avevi fra gli altri;
la cosa più assurda era il mondo là fuori
che andava avanti lo stesso,
che andava avanti lo stesso.

Dicevano tutti: era un bravo ragazzo.
È frase che pare già usata.
Ma certe parole diventano nuove
se manca qualcuno davvero,
se manca qualcuno davvero.

Bravo non vuol dire migliore o perfetto,
né avere una luce speciale:
vuol dire passare nel giorno degli altri
e renderne il peso più lieve,
e renderne il peso più lieve.

Vuol dire sapere giocare davvero,
capire che il campo è di tutti,
correre forte, ma alzare la testa
per vedere chi corre vicino,
per vedere chi corre vicino.

Di un uomo rimangono gesti minori,
le cose che quasi non vedi:
un posto lasciato, una mano, una voce,
il modo di stare con gli altri,
il modo di stare con gli altri.

Non credo che un uomo si misuri col tempo,
col numero esatto dei giorni;
ci sono presenze che durano poco
e restano dentro più a lungo,
e restano dentro più a lungo.

Non so dove vadano vite interrotte,
non ho una risposta da dare;
so solo che il bene che abbiamo ricevuto
continua a cambiare chi resta,
continua a cambiare chi resta.

Ci sono ragazzi che escono dall’aula
e il tempo li porta lontano;
poi uno rimane negli anni di chi
credeva soltanto d’insegnare,
credeva soltanto d’insegnare.

E allora non serve inventare parole
più grandi del poco che siamo:
basta sapere che a volte una vita
rimane nel bene lasciato,
rimane nel bene lasciato.

Il ricordo non sceglie la notte,
né l’ultima ora del sonno:
c’è un campo d’estate, una palla che corre,
e tu che la passi a un compagno,
e tu che la passi a un compagno.

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