Dio è risorto…

Ci sono persone che passano la vita a cercare risposte. E altre che passano la vita a difendere le proprie risposte da qualsiasi domanda.
Le prime mi sono sempre sembrate più interessanti. Forse perché il dubbio non è una debolezza. È una forma di onestà.
Non ho mai creduto che basti dichiararsi credenti per essere migliori. E non ho mai pensato che basti dichiararsi atei per essere più liberi. Le etichette rassicurano; la coscienza, invece, inquieta.
Ci sono uomini che non hanno una fede religiosa e tuttavia attraversano il mondo con un rispetto quasi sacro per la dignità umana, per la libertà, per la giustizia, per la bellezza. E ce ne sono altri che parlano continuamente di Dio senza lasciare, dietro di sé, nemmeno una traccia di misericordia.
Forse il punto non è quello in cui guardiamo.
È il modo in cui camminiamo.
Mi hanno sempre affascinato le persone che non hanno smesso di interrogarsi. Quelle che non ridono della speranza solo perché non riescono a dimostrarla. Quelle che continuano a cercare un senso senza pretendere di possederlo. Perché il cinismo non è intelligenza. È soltanto una forma di stanchezza. E il dubbio non è il contrario della speranza. A volte ne è la condizione necessaria.
Ci sono domande che non avranno mai una risposta definitiva. Ma questo non le rende meno importanti. Anzi. Sono proprio quelle a impedirci di diventare fanatici, qualunque sia il nome che diamo alle nostre convinzioni.
Forse è questo il lascito più prezioso di certe persone: non averci consegnato una verità, ma averci insegnato a non avere paura di cercarla.
Perché c’è una speranza che non ha bisogno del paradiso.
Le basta credere che l’essere umano possa essere, domani, un po’ migliore di oggi. E forse è questa la forma più difficile, e più coraggiosa, di fede. Non in Dio. Nell’uomo.

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