La misura del primo passo…

Ci sono partenze che fanno rumore. Hanno valigie nuove, saluti pronunciati ad alta voce, fotografie scattate prima ancora che il viaggio cominci. E poi ci sono quelle che non se ne accorge nessuno. Accadono quando, una mattina qualsiasi, decidi di alzarti cinque minuti prima. Quando smetti di aspettare una telefonata che sai non arriverà. Quando chiudi un libro che ti ha cambiato e, senza entusiasmo ma con fiducia, ne apri un altro. Quando pronunci un “va bene” che non è rassegnazione ma pace. Quando scegli di non rispondere. Quando ricominci a leggere, a studiare, a camminare, ad amare. Senza proclami. Forse ci ostiniamo a credere che la vita cambi nei grandi strappi, nei giorni segnati sul calendario, negli eventi che tutti ricorderanno. Invece cambia quasi sempre in un gesto così piccolo da sembrare insignificante. È curioso: ci preoccupiamo della distanza che ci separa da ciò che desideriamo e dimentichiamo che le distanze sono un’invenzione di chi guarda l’orizzonte. Chi guarda i piedi vede soltanto il passo successivo. E forse è questo il segreto delle cose che durano: non pretendono di arrivare subito. Hanno la pazienza dei sentieri, che non conoscono la meta eppure, curva dopo curva, finiscono sempre per portare da qualche parte. Così, quando ti sembrerà di essere fermo, non cercare di misurare la strada che manca. Domandati soltanto se oggi hai avuto il coraggio di spostare il peso del corpo un poco più avanti di ieri. Perché ci sono giorni in cui la vita non ci chiede di essere straordinari. Ci chiede soltanto di fare un passo. E, senza quasi accorgercene, è già cominciato il viaggio.

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