…l’immensità

Certe notti hanno una grazia discreta, quasi domestica: non accadono, si lasciano intuire. Basta una finestra accesa appena, un respiro di luce tiepida nel corpo scuro delle cose, per ricordarci che la vita vera non ama le proclamazioni. Sta lì, in una stanza qualunque, dietro un vetro sottile, mentre fuori il cielo spalanca la sua sterminata indifferenza e insieme la sua promessa.
Mi commuove sempre questo contrasto: da una parte l’infinito, con la sua vertigine antica, il suo silenzio pieno di stelle; dall’altra il poco che ci basta per sentirci al mondo — una tenda, una lampada, il segno di qualcuno che abita, attende, forse pensa. E in mezzo, noi: creature minime, eppure ostinate nel tenere acceso un chiarore.
Forse la felicità non è altro che questo: non vincere l’immensità, ma abitarla senza paura. Offrirle la nostra piccola luce calda, fragile quanto basta, tenace quanto serve. Come a dire che sì, il cosmo è smisurato, ma anche una finestra, nella notte giusta, sa essere universo.
E allora certe immagini non si guardano soltanto: si ascoltano. Hanno il tono lieve delle verità che non chiedono di essere spiegate. Ricordano soltanto che, dentro il buio grande del mondo, una luce gentile è già una forma di salvezza.

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