…un retrobottega dell’anima

Mi riesce difficile trovare la giusta distanza dalle cose degli altri. Non per freddezza, non per superbia, non per quella forma elegante di disinteresse che spesso chiamiamo discrezione solo per non confessarne l’egoismo. È che non so mai dove cominci davvero la vita di qualcuno e dove finisca il mio diritto di affacciarmi.Così resto sulla…

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La strada non chiede…

Le strade sono bellissime quando non fanno domande. Quando si lasciano percorrere con quell’aria lunga e paziente di chi sa già tutto e, proprio per questo, tace. Non chiedono da dove vieni, non pretendono di sapere dove stai andando, non ti costringono a spiegare perché hai acceso il motore, perché hai scelto di partire, perché…

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La stazione non era un luogo di partenza…

Napoli Centrale non è stato soltanto il nome di un gruppo. È stato, prima ancora, un luogo mentale. Una stazione, appunto: non quella addomesticata delle fotografie, non il fondale pittoresco da cartolina, ma il punto in cui si incrociano treni, lingue, corpi, partenze, ritorni mancati, periferie che entrano nel centro senza chiedere permesso.La grandezza dei…

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L’antilibreria…

La parte più sincera di una biblioteca non è quella che abbiamo letto. I libri letti, in fondo, sono già diventati qualcosa d’altro: memoria, sedimento, opinione, frase sottolineata, citazione che torna buona nei giorni di magra. Sono entrati nel nostro sangue, o almeno così ci piace credere. Hanno smesso di stare sugli scaffali e hanno…

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Il retro dell’arazzo…

La mia scrivania mi somiglia più di quanto io sia disposto ad ammettere. Non perché sia ordinata, naturalmente. L’ordine è una virtù che rispetto da lontano, come certe vite altrui: luminose, geometriche, impraticabili. La mia scrivania, invece, non ha mai creduto alla purezza delle superfici libere. Accoglie, trattiene, rimanda. Cinquanta penne, forse di più. Dodici…

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La schiena dell’Occidente…

Il servilismo ha sempre un buon vocabolario. Non dice mai: obbedisco. Dice: equilibrio. Dice: responsabilità. Dice: rapporto storico. Dice: prudenza.È il suo modo di profumarsi prima di entrare in salotto.Da mesi assistiamo a questa liturgia un po’ stanca e un po’ oscena: uomini e donne di governo che chiamano alleanza ciò che spesso somiglia alla…

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Il confessionale acceso in salotto

La verità, detta così, sembra ancora una cosa nobile. Una parola verticale, quasi liturgica, da pronunciare con la schiena dritta e le mani pulite. La verità come liberazione, come luce, come uscita definitiva dalla piccola palude delle menzogne quotidiane. Poi arriva la televisione, le mette addosso un vestito di paillettes, le piazza un microfono davanti…

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In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore…

Ci sono amori che non arrivano con i fiori, con le frasi giuste, con il passo ordinato delle promesse. Arrivano storti. Arrivano mentre il corpo tradisce, mentre il respiro si accorcia, mentre la vita mostra il suo lato meno presentabile: la tachicardia, la paura senza oggetto, il pensiero che si chiude come una stanza senza…

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Il bordo delle cose…

Ho creduto a lungo che la vita fosse un materiale da lavorare. Una lamiera storta da raddrizzare. Una superficie ruvida da portare a finitura. Un pezzo uscito male dalla macchina, da riprendere con pazienza, con lime sempre più sottili, con abrasivi sempre più fini, fino a ottenere quella levigatezza impossibile che non taglia più le…

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Il patto contro il buio…

La violenza domestica ha un talento particolare: sa travestirsi da normalità. Abita le stanze senza spostare i mobili, si siede a tavola, conosce gli orari della cena, il rumore delle chiavi, il peso dei passi nel corridoio. Non sempre arriva urlando. A volte resta ferma, in attesa, e proprio per questo occupa tutto.Chiara parte da qui:…

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