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Settembre ha anche questa gentilezza: mentre si comincia altrove, arrivano le voci di chi ha condiviso un tratto di strada. In questi giorni, messaggi, telefonate e mail di colleghi ed ex alunni mi stanno regalando una felicità discreta, che rimane addosso anche dopo aver posato il telefono. Mi commuove soprattutto il pensiero che precede il gesto: qualcuno, dentro una giornata piena delle proprie cose, ha trovato un momento per ricordarsi di me e farmelo sapere. C’è una particolare grazia nell’affetto che si prende questa piccola libertà.
A scuola si lavora spesso senza sapere che cosa resterà. Si prepara una lezione, si cerca una parola, si insiste, qualche volta si dubita. Del seme affidato alla terra possiamo avere cura; delle radici ci arrivano notizie più tardi, magari quando siamo già impegnati a ricominciare.
Accolgo queste voci con gratitudine e con un certo pudore, perché le cose belle, a raccontarle troppo, si rischia di metterle in posa. Mi basta dire che mi fanno felice. E che, mentre mi ricordano qualcosa che posso aver lasciato, mi restituiscono molto di ciò che ho ricevuto.

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