…i diritti di tutti

C’è sempre un momento, dopo ogni attentato, in cui qualcuno prova a cambiare il soggetto della frase. Non è più l’uomo che ha ucciso. Non sono più le persone massacrate. Non è più il fanatismo che ha trasformato un essere umano in un’arma. All’improvviso il problema diventano quelli che erano lì, la loro esistenza, i loro diritti, il loro modo di vivere.
È il secondo attentato che si compie: quello contro la verità.
Chi decide di lanciarsi su una folla non sta colpendo una manifestazione. Sta colpendo il principio stesso per cui una democrazia permette a ciascuno di esistere senza dover chiedere il permesso di farlo. Oggi tocca a un Pride. Domani può toccare a una sinagoga, a una moschea, a una chiesa, a un giornale, a un teatro, a una scuola. L’odio non cambia mestiere: cambia soltanto bersaglio. Per questo è necessario essere rigorosi.
Riconoscere la matrice jihadista di un attentato non significa autorizzare il sospetto verso milioni di persone musulmane. Sarebbe la stessa semplificazione con cui il terrorismo pretende di identificare un’intera comunità in un’unica ideologia. Il fanatismo vive proprio di queste scorciatoie: cancellare le differenze, ridurre gli individui a un’etichetta, trasformare le persone in categorie. È lo stesso meccanismo che alimenta ogni discriminazione. Chi oggi userà questa tragedia per alimentare l’odio contro gli immigrati, contro i musulmani o contro le persone LGBTQ+ finirà, consapevolmente o no, per fare il gioco di chi quell’attentato lo ha progettato. Perché il terrorismo non cerca soltanto vittime. Cerca reazioni sproporzionate. Cerca società che smettano di fidarsi le une delle altre. Cerca cittadini che inizino a guardarsi come nemici.
La libertà è una costruzione delicata. Non consiste nell’assenza della paura, ma nella decisione di non permettere alla paura di riscrivere le regole della convivenza. Le candele, i fiori, gli abbracci di Berlino non cancellano il dolore. Ma ricordano una cosa essenziale: una comunità resta libera finché continua a riconoscere l’umanità dell’altro, anche quando qualcuno ha appena tentato di convincerla del contrario. Ed è forse questa la risposta più difficile da praticare. Continuare a difendere i diritti di tutti, proprio nel momento in cui qualcuno prova a dimostrare che appartengono solo ad alcuni.

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