
Basta una vetrina infranta e il governo ritrova la voce. Sa nominare i colpevoli, promettere fermezza, pronunciare la parola sicurezza con l’aria di chi ha finalmente individuato il problema. Quella vetrina andava lasciata intatta. Chi l’ha spaccata ne risponda. Ma finito il discorso sulla vetrina, resta tutto ciò che attraverso quel vetro non si vuole guardare.
Restano i camionisti fermi perché il gasolio divora il compenso del viaggio. Restano gli agricoltori che portano i trattori sulla strada. Restano gli scaffali vuoti, e le persone che davanti a quelli pieni devono comunque fare i conti prima di prendere qualcosa. Non sono comparse chiamate a rendere più drammatica una protesta: sono le persone per cui la protesta esiste.
Ieri il governo ha promesso di sbloccare fondi per l’autotrasporto e di cercare altre risorse. In Sicilia una parte dei manifestanti ha revocato il fermo; in altre regioni i blocchi sono proseguiti. È una risposta, e sarebbe disonesto negarlo. È altrettanto lecito chiedere perché risorse già stanziate siano diventate urgenti solo quando i tir si sono fermati e i supermercati hanno cominciato a svuotarsi.
Questo governo pretende che il disagio si esprima con garbo, possibilmente lontano dalle telecamere e senza disturbare la circolazione delle merci. Quando poi il disagio diventa visibile, la discussione si sposta su chi ha approfittato della piazza per fare danni. Sono danni veri. Ma usarli per liquidare le ragioni di tutti gli altri è un modo comodo di sottrarsi alla domanda: quanto può costare vivere, lavorare, coltivare, trasportare, prima che qualcuno si decida ad ascoltare?
Non poter pagare l’affitto non è lo stesso reato che spaccare una vetrina. Non serve confondere le due cose per riconoscere che anche la privazione ferisce. Ferisce più lentamente, senza il rumore dei vetri; per questo è più facile passarle accanto, chiamarla sacrificio, chiedere ancora pazienza.
L’ordine pubblico va difeso. Ma un governo che si accorge dei conti delle persone soltanto quando si ferma il traffico ha già lasciato andare in disordine qualcosa di assai più importante. La piazza, prima o poi, si svuoterà. Il problema è capire che cosa troveranno queste persone tornando a casa.