Noi, poeti, siamo nudi…

Scrivere è una forma educata di spogliarsi.Si comincia sempre con l’idea di raccontare qualcosa che sta fuori da noi: una strada, un amore, una finestra accesa nella sera, il modo in cui certe persone se ne vanno senza chiudere bene la porta. Poi, mentre scegliamo le parole, accade il contrario. La strada conduce a casa…

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Il privilegio di essere boomer…

C’è un momento, nella vita, in cui smetti di inseguire il tempo e cominci a lasciarlo passare davanti a te. Non per stanchezza. Per esperienza. È allora che scopri una libertà inattesa: quella di non dover essere aggiornato su tutto, presente ovunque, coinvolto in ogni discussione. Il mondo continua a correre, certo, ma non pretende…

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Abitare il tempo…

Ci sono giorni in cui guardo i ragazzi e mi accorgo che non li separa da noi soltanto un’età diversa. Li separa una diversa misura del mondo.Noi siamo cresciuti dentro un tempo che opponeva resistenza. Per arrivare in un posto bisognava attraversare la strada. Per conoscere una persona occorreva frequentarla. Per imparare qualcosa bisognava restare…

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La misura del primo passo…

Ci sono partenze che fanno rumore. Hanno valigie nuove, saluti pronunciati ad alta voce, fotografie scattate prima ancora che il viaggio cominci. E poi ci sono quelle che non se ne accorge nessuno. Accadono quando, una mattina qualsiasi, decidi di alzarti cinque minuti prima. Quando smetti di aspettare una telefonata che sai non arriverà. Quando…

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Si può essere colti…

C’è una differenza sottile tra chi attraversa un libro e chi ci abita. Il primo colleziona trame, personaggi, finali. Il secondo, invece, torna. Riapre una pagina già letta e scopre che, nel frattempo, è cambiato lui. Perché i libri più importanti non si limitano a raccontare una storia: ci aspettano. Restano fermi nello stesso punto,…

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Il futuro in abbonamento…

Una volta il futuro aveva una voce metallica e un’inquietudine quasi umana. Abitava astronavi lontanissime, laboratori sotterranei, case perfette dove una macchina sapeva versare da bere ma non ancora consolare. Gli avevamo affidato le nostre paure migliori: quella di essere superati, quella di essere obbediti troppo bene, quella — più segreta — che un giorno…

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La grammatica del gioco…

Abbiamo commesso l’errore di vestire lo studio con gli abiti della domenica: scuri, rigidi, inadatti a correre. Gli abbiamo imposto il silenzio delle cerimonie, la fronte corrugata, la voce grave di chi teme che un sorriso possa compromettere la dignità del sapere.Eppure conoscere è sempre stato un gesto curioso, prima ancora che disciplinato. È il…

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L’intervallo tra due libri…

Ci sono libri che non finiscono all’ultima pagina. Chiudi la copertina, li rimetti sul comodino, eppure continuano a camminarti dentro con la calma di chi sa di avere ancora qualcosa da dire. Le loro frasi restano appese ai gesti più banali della giornata, si infilano nei silenzi, cambiano perfino il modo in cui guardi dalla…

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…spazio lasciato a chi ha deciso di occuparlo

Certe persone imparano a memoria le nostre buone maniere come si impara il percorso di una casa. Sanno dove il pavimento non scricchiola, quale porta resta socchiusa, quale luce dimentichiamo sempre accesa. Non entrano con violenza. Sarebbe troppo facile accorgersene. Entrano in punta di piedi, contando sul fatto che noi, per educazione, continueremo a chiamare…

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…il tempo in cui nulla sembra accadere

Natalia Ginzburg, in Le piccole virtù, dice una cosa che oggi sembra quasi scandalosa: la scuola non è il luogo dove i figli devono rendere conto dell’orgoglio dei genitori, ma uno degli strumenti con cui provano, goffamente, a diventare se stessi. E tutto il resto – i voti, le medie, le classifiche, le eccellenze –…

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