Il canto fermo…
Mettiamo il tempo in gabbia per non perderlo. Dell’uccello catturato resta tutto, tranne il canto.
Continua a leggere →il blog di Biagio Raucci
Mettiamo il tempo in gabbia per non perderlo. Dell’uccello catturato resta tutto, tranne il canto.
Continua a leggere →C’è un momento, alla fine, in cui la scuola smette di essere scuola e diventa una cosa viva.Non più registro, orario, interrogazione, corridoio.Diventa volto.Diventa voce.Diventa il banco graffiato dove qualcuno ha lasciato il proprio nome come si lascia una prova di esistenza.Diventa la sedia spostata male, la finestra aperta, il gesso consumato, il rumore dei…
Continua a leggere →Ci sono traguardi che sembrano personali solo da lontano.Da vicino, invece, assomigliano a una lunga corda intrecciata da molte mani.Quest’anno di prova porta il mio nome sui documenti, sulle firme, sui verbali. Ma sarebbe una bugia raccontarlo come una storia individuale. Perché nessuno attraversa davvero un anno così da solo. Si cammina con le proprie…
Continua a leggere →L’amore vero non ha indirizzo. Non parte da me, non arriva a te: riempie la stanza, e scalda chi capita di passare. La lettera più bella è quella che non portava il mio nome.
Continua a leggere →Non è successo niente. Lo confermerebbe chiunque entrasse adesso: la stessa luce di sempre sul tavolo, la tazza col bordo scheggiato dov’era ieri, la sedia di traverso, la finestra che inquadra il solito pezzo di cielo senza pretese. Tutto al suo posto, tutto in ordine, tutto come prima. Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse…
Continua a leggere →Lo trovarono per terra, con i vestiti logori, e lo presero per un mendicante. Nessuno riconobbe, nell’uomo travolto dal tram, colui che da quarant’anni disegnava il cielo di una città. Morì in un letto d’ospizio, povero come aveva scelto di essere, mentre sopra la sua testa restava un campanile incompiuto e una domanda che gli…
Continua a leggere →Accade nell’ora in cui la luce cala di sbieco e le cose, prima di spegnersi, dicono la verità. La tazza lasciata a metà sul tavolo. La sedia rimasta storta da quando l’ultimo ospite se n’è andato. Il riquadro di sole che attraversa la stanza con la lentezza di chi non ha più nessuno ad aspettarlo.…
Continua a leggere →Non ci viene reso ciò che amiamo. Ci viene reso il modo di amarlo altrove, con un altro nome, in un’altra stanza.
Continua a leggere →Insegnare è scrivere per essere cancellati. A fine anno non resta un monumento, ma polvere di gesso che galleggia nella luce — e custodirla è l’ultima cosa che ci resta da insegnare.
Continua a leggere →Ci sono anni che non finiscono davvero: si chiudono, cambiano stanza, restano sospesi tra i banchi vuoti. Questo primo anno da docente di ruolo mi lascia volti, gratitudine, amore speso per la materia e un dolore che chiede silenzio. Ma anche la certezza che insegnare è custodire presenze, accendere sguardi, alleggerire il peso delle cose difficili senza dimenticare ciò che resta.
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